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  • Sara Fischer

Mistery Venice: L'Isola di Poveglia


Venezia è una città molto antica e le leggende ed i misteri sono numerosissimi, per questo oggi iniziamo una nuova rubrica super dove parleremo dei misteri che avvolgono questa città insieme alla nebbia nelle giornate uggiose di novembre.


Non si può iniziare questa rubrica se non dalla famigerata isola di Poveglia, l'isola del male, ormai conosciuta in tutto il mondo per la sua storia inquietante e per le numerose puntate fatte nell'isola dalle varie trasmissioni di cacciatori di fantasmi.

Anticamente chiamata Popilia, probabilmente per la presenza di molti pioppi nell'isola.

Solo nel '500 iniziarono a chiamarla Poveggia.

Nel VI Secolo diventò uno dei centri di insediamento delle popolazioni in fuga dalle invasioni longobarde dalla terraferma.

Ad un certo punto della sua storia venne addirittura costruito un castello che purtroppo non è arrivato fino ai giorni nostri.

Alle sue origini questa isola era considerata un posto importante e florido, c'erano parecchi abitanti, e si contavano più di 800 case, a livello economico si mantenevano invece con la pesca.


L'isola cominciò a perdere la sua prosperità con la guerra di Chioggia (1378-1381), ovvero lo scontro tra veneziani e genovesi, poiché venne usata come avamposto militare, così tutta la popolazione venne evacuata e finita la guerra, Poveglia, era completamente devastata e gli abitanti decimati.

L'isola rimase per secoli disabitata ed adibita a stazione per il rimessaggio e sosta per imbarcazioni.

Solamente nel '700 venne assegnata al Magistrato alla Sanità, dove comincia la sua storia macabra come lazzaretto: ovvero un luogo di quarantena per le imbarcazioni commerciali che arrivavano con malati, specialmente di colera, a bordo.

Tutte le persone decedute sull'isola per le malattie venivano cremati (non sempre) ed i resti sepolti in giro per l'isola.


Fu dopo la seconda guerra mondiale che Poveglia venne adibita a ospedale geriatrico e qui la storia di quest'isola diventa ancora più inquietante e misteriosa.

Come menzionato sembrava che la funzione fosse di casa di riposo per anziani, tuttavia ci sono testimonianze (anche di mia nonna che ha potuto visitarla quando ancora era in attività) che alcune aree venissero adibite a cliniche per malati di mente, infatti a supportare questa teoria c'è un'incisione su una pietra: "reparto psichiatria".

I pazienti ospiti in questo periodo cominciarono ad affermare di vedere gli spiriti dei deceduti per la peste ed iniziavano a perdere il senno.

Da qui parte anche la leggenda del direttore della struttura, anche lui un medico, che effettuava lobotomia sui pazienti e forava i cervelli per estrarre parti del lobo frontale come esperimenti viventi, in modo più che sadico.

Si narra che questo individuo tormentato dagli spiriti dei suoi pazienti morti, si suicidò gettandosi dalla scala interna del campanile dell'isola.

Questo ultimo utilizzo segna anche la fine di Poveglia, infatti dal 1968 l'isola rimase custodita da un certo Sig. Scarpi, che risiedeva nella vicina Malamocco e coltivava dei campi sull'isola.

Da parecchi anni, però, l'isola rimane completamente abbandonata e lasciata a se stessa.

Ora eventualmente si trovano solo ragazzi curiosi che vanno a visitare l'isola per scovare i fantasmi o a vandalizzare con bombolette la proprietà.

La vegetazione in alcuni punti è ormai così fitta che non permette di arrivare in molte zone dell'isola che sono inaccessibili e quindi impossibili da visitare. Davvero un peccato, mio padre ricorda una bellissima vera da pozzo che io non ho mai visto ad esempio.

Vi lascio la foto qui a lato, trovata sul libro "Isole Abbandonate della Laguna" di Giorgio e Maurizio Crovato, questa foto è del 1978, ovvero 10 anni dopo la chiusura e già si inizia a vedere il degrado. Figuratevi ora che sono passati 52 anni.

Purtroppo questa sarà la fine di molte isole della laguna Veneziana.


Ne parleremo più a fondo in un'altra rubrica molto interessante sulle isole abbandonate della laguna di Venezia.


Spero che questo articolo vi sia piaciuto.


Ciao 👻

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©2020 di Sara Fischer